episticazzi

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con gli altri giocatori mi viene più facile. gli habitué sanno che sono un po’ svitato e non ho voglia di parlarne con loro. sono sempre alle prese con un sistema nuovo, spesso cambio i sistemi a metà giornata. cerco continuamente una corrispondenza fra i numeri e la realtà, nel tentativo di codificare la follia in un numero semplice o in un gruppo di numeri. voglio capire la vita, gli avvenimenti della vita.

ho provato a stare lontano dalle corse ma divento nervoso, mi deprimo e alla sera non ho niente da dare al computer. il fatto è che prendere il culo e portarlo un po’ fuori da qui mi costringe a guardare l’Umanità e quando guardi l’Umanità devi PER FORZA reagire. è tutto troppo, un horror show continuo. si laggiù mi annoio, sono terrorizzato, ma per il momento mi sento anche una specie di studioso. uno studioso dell’inferno. 

siamo malati, la remora della speranza.

(Charles Bukowski – il capitano è fuori a pranzo e i marinai hanno preso il controllo della nave)

Voltaire, Voltaire

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in un paese in cui “i giovani vedono il futuro non più come una promessa ma come una minaccia e i vecchi vedono allungarsi la vita solo per riempirla di vuoto” io che ho scelto la strada di Enzo Biagi, in questo libro raccontato dalle sue stesse parole curate da Salvatore Giannella voglio essere:
In questa notte scura,
qualcuno di noi, nel suo piccolo,
è come quei lampadieri che,
camminando innanzi,
tengono la pertica rivolta all’indietro,
appoggiata sulla spalla,
con il lume in cima.
così, il lampadiere vede poco davanti a sè,
ma consente ai viaggiatori
di camminare più sicuri.
qualcuno ci prova.
non per eroismo o narcisimo,
ma per sentirsi dalla parte buona della vita.

“noi giornalisti non siamo preti o suore, ma abbiamo dei principi etici: che sono dettati soprattutto dal rispetto di se stessie del proprio lavoro. il nostro ruolo è infatti quello di far sì che altri non abusino del potere”

e io voglio essere lampadiere, e cane da guardia. e in questi due anni di frastornante silenzio che sono passati non come punto e a capo ma come enjambement ho capito qual è la parte buona della vita. quella che lotta per assicurare a tutti un paese normale, e perdonatemi il marxismo, da tutti secondo le proprie capacità a tutti secondo le proprie necessità

“talvolta abbiamo sbagliato, imbroccato il sentiero errato, abbiammo fatto una pausa per rinnovarci, riempirci il ventre e leccarci le ferite; ma non siamo mai scivolati all’indietro. mai”

mao

In evidenza

Dopo di che si fece molto tardi, dovevamo scappare tutti e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla. E io pensai a… quella vecchia barzelletta, sapete… Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: «Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina», e il dottore gli dice: «perché non lo interna?», e quello risponde: «e poi a me le uova chi me le fa?». Bhè, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm… e pazzi. E assurdi, e… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi, ha bisogno di uova.

Elogio del posto fisso ( e di chi ce l’ha)

Il nuovo mondo di Galatea

Ciao a tutti,

voglio confessare un orribile peccato: io sono una statale con il posto fisso. Lo so, me lo ripetete ormai tutti i giorni e da tutti i pulpiti: sono la rovina di questo paese. Se l’Italia non è la nazione più sviluppata al mondo, e non abbiamo imprese astronautiche, startup fantascientifiche e distretti specializzati in ogni cazzabubbolo informatico è colpa mia. Sono io che blocco con la mia sola esistenza le magnifiche sorti progressive dello Stato. Sono un’infingarda dalla mentalità ristretta, ancorata al vecchio, arroccata nei suoi privilegi, che poi sarebbero uno stipendio a fine mese, una serie di compiti precisi da svolgere per contratto, un certo numero di giorni di ferie all’anno, un orario stabilito da passare al lavoro, e la possibilità, se mi ammalo, di restare a casa o in ospedale a curarmi, senza essere licenziata. A mio personale, personalissimo avviso, questi dovrebbero essere i diritti…

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